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      La Raccolta 2019 secondo Giorgio Franci

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      Il clima è la condizione primaria cui un agricoltore deve fare riferimento. Chi vive la campagna, ogni mattina, al suo risveglio guarda il cielo, è in quel momento che definisce i suoi programmi, se potrà svolgere quanto pianificato.

      Poi va in campo a valutare lo sviluppo vegetativo delle colture. Essere agricoltore in una situazione climatica complessa, racchiude tanti valori, perché bisogna operare per il meglio, gestire emergenze, per raccogliere il meglio di ciò che viene, averne padronanza ed assoluto rispetto.
      L’andamento climatico negli ultimi anni è sempre stato sorprendente ed anche quest’anno ha mostrato alternanze nette ed inaspettate, talmente imprevedibili da compromettere il lavoro di un anno interno, impedendo la corretta programmazione della raccolta e dell’intera produzione.

      Primo flusso climatico. Positivo.
      E pensare che all’avvio tutto lasciava prevedere il meglio. Il 2019 infatti, è iniziato con un inverno morbido, quasi atipico per le nostre zone, al punto che si sono create condizioni ideali anche per la ripresa vegetativa delle piante colpite dal gelicidio dell’inverno 2018, dando vigore alla speranza di ritorno alla produzione nella prossima stagione. Il bel tempo si è mantenuto fino alla fioritura, puntuale, meravigliosa e generosa, che lasciava prevedere frutti abbondanti e sani. Una bella pioggia in agosto ha favorito le piante, giunte a settembre in condizioni ottimali. In questi mesi controlli puntuali avevano evidenziato i primi segni della presenza della mosca, che siamo riusciti a contenere, grazie all’esperienza, sia in agricoltura biologica che convenzionale.

      Secondo flusso climatico. Negativo.
      Ad ottobre, ormai pronti per la raccolta, la natura ha ripreso il sopravvento mostrando la sua potenza che, in certi casi può distruggere il lavoro di un anno intero. Ecco allora giorni con forte vento di tramontana e giorni con temperature elevate e siccità. In una fase cruciale, da una condizione ottimale siamo passati ad una situazione molto difficile da gestire ed alcuni oliveti hanno iniziato ad avere problemi di disidratazione.
      Terzo flusso climatico. Positivo.
      Piogge frequenti nell’ultima settimana di ottobre hanno riequilibrato lo stato delle olive, ma anche rallentato la raccolta. Nonostante tutto, l’ultima settimana di ottobre e la prima di novembre hanno offerto le condizioni migliori per la raccolta delle olive e la produzione degli oli qualitativamente più pregiati.

      Quarto flusso climatico. Lieto fine.
      Dalla seconda settimana di novembre, le piogge sempre più frequenti ed abbondanti hanno creato difficoltà alla raccolta che si è conclusa con difficoltà ma regalando oli dai profili eccellenti.
      A questo punto di un intero anno di lavoro viviamo un breve attimo di tregua, di silenzio, quasi di raccoglimento. Silenzio nei campi, dove gli olivi hanno dato i loro frutti, silenzio in frantoio dove le macchine sono spente, silenzio in sala degustazione, dove si misura il frutto del nostro lavoro. Ma il lavoro continua: in magazzino cresce il fermento, i clienti aspettano, il nostro olio deve raggiungere più di quaranta Paesi nel mondo.
      Eccoli i nostri oli, profumi e sapori diversi, rispettosi dell’unicità di una terra, di una pianta, del nostro lavoro.

      Il ‘Delicate’, monovarietale di frantoio, si presenta morbido al gusto e verde al profumo, fresco, armonioso, pulito. Eccellente su piatti dal sapore elegante e delicato, come il gambero rosso. ‘Le Trebbiane’, fruttato medio, versatile e dinamico, con note piccanti ed amare contenute e ben equilibrate, è ottimo su vellutate autunnali e bruschette. Il ‘Villa Magra’, offre un’intensità elegante che si sposa alla perfezione con carni rosse e zuppe autunnali e di legumi. Ed ancora i Cru, di cui siamo particolarmente fieri. Il ‘Moraiolo’ è un’esplosione di note verdi e fresche, con amaro e piccante avvolgente, ampio al palato ed inebriante all’olfatto con profumi freschissimi. Il ‘Villa Magra Grand Cru’ è un viaggio, un’evoluzione di sensazioni: all’inizio offre note delicate, dolci, leggere; si apre poi in un verde armonico, complesso, che ricorda il carciofo e la mandorla e in chiusura, sorprende con una sensazione speziata, calda, persistente, nei toni chiari di pepe nero. Ottimo su tartare di salmone, ma anche su dessert, gelato e cioccolato. Una nota speciale va all’ ’Olivastra Seggianese’ e al Cru di Olivastra Seggianese ‘Rose’, da una cultivar che quest’anno ha garantito un’ottima produzione. In particolare il ‘Rose’ offre incredibili sentori floreali di petalo di rosa, che lo rendono unico e che ne fanno un prodotto di eccellenza immancabile su tartare di mare.

      Ogni volta che assaggio olio colgo sfumature nuove, diverse; allora ripercorro l’annata e cerco di capire l’origine di un profumo e di un sapore, come la natura possa aver influito nel loro manifestarsi. Abbiamo portato a compimento un’annata complessa ed affascinante allo stesso tempo. Un’annata che sono grato di aver vissuto, perché ancora una volta ha insegnato nuove cose a tutti noi, nel rispetto del valore più profondo che per tutti noi ha l’agricoltura.

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